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incesto

Lotta interiore


di skizzoinfoiato
07.01.2026    |    81    |    0 6.0
"Dovetti raccomandarmi di far piano, non ero più abituata a ricevere un cazzo da troppi anni, mi sembrò di perdere la verginità una seconda volta, non lo nego fu bellissimo..."

Mi chiamo Sandra ho compiuto 48 anni da una settimana, sono vedova da 9. Mi sono sposata all’ultimo anno di università e dopo due anni ho affiancato mio marito all’implementazione della sua azienda. Non abbiamo avuto figli, per motivi fisiologici, né è mai stato nei nostri progetti adottarne, forse un po' per bigottismo abbiamo sempre ritenuto che con un figlio fosse importante il legame di sangue.
L’azienda dalla morte di Marco è cresciuta, sono in viaggio da un mese per concludere proficue acquisizioni per crescere la sua creatura. Ha sempre desiderato che un giorno suo nipote, ammetto di rara intelligenza, ci affiancasse nella gestione.
Sono in albergo ho appena concluso un affare molto importate, ho incontrato i miei legali perché mi illustrassero l’accordo di cessione di una parte di quote azionarie a mio nipote, oggi ventiseienne e penso pronto a fare il grande passo voluto da suo zio.
Domani arriverà con la sua famiglia, ancora del tutto ignara delle mie intenzioni, la mia fidata segretaria mi ha sempre incoraggiato a rifarmi una vita sentimentale, eppure qualcosa mi frena. Stavo cercando di capire cosa mi freni, del resto con Marco al secondo anno di matrimonio scoprimmo una sessualità … come dire audace?
Ci ritrovammo per caso in una spiaggia di nudisti, e dopo i primi imbarazzi ci trovammo a nostro agio, una coppia più grande di noi ma in splendida forma, ci portò in modo naturale ad effettuare uno scambio di partner. Comprendete bene che la sessualità, il sesso nella mia vita siano stati importanti, ma da 9 anni volontariamente, come si dice, non battevo chiodo.
Il bussare del fattorino dell’albergo mi informava che il taxi fosse giù ad aspettarmi, sarei andata a Santorini dove mi avrebbero raggiunto cognati e nipote. Non passavo del tempo con loro da tanto e quella era l’occasione giusta per offrire una vacanza.
Andai ad aspettarli all’aeroporto, Sabrina mi salutò da distanza, il nostro legame dopo la morte di suo fratello Marco era aumentata, anche lei era vedova, poi vidi Alberto.
Le gambe quasi cedettero, sembrava la fotocopia sputata dello zio alla sua età.
Dopo una magnifica cena passata in uno splendido ristorante dal lato opposto dell’isola e che raggiungemmo noleggiando due motorini, ebbi modo di parlare con Sabrina mentre potevamo osservare Alberto sulla pista da ballo già oggetto di notevoli attenzioni da parte dell’universo femminile.

- Alberto non smette mai di nominarti a casa, è sempre uno zia qui , una zia lì, competere con i tuoi successi è difficile.

Mi strappò un sorriso, il sapere che quel fusto di mio nipote mi aveva pensato mi rese orgogliosa. Poi fra le varie chiacchiere mi disse che non aveva una ragazza, nemmeno una e la sua attenzione all’outfit gli fece pensare che potesse guardare altrove.
Ma a giudicare da come si relazionava in pista alle ragazze che lo avevano circondato, quella era proprio un’ipotesi da escludere.
Sabrina, mi disse che si stava facendo tardi e che sarebbe tornata in albergo, la rassicurai che avrei badato io ad Alberto.

Come richiesto dopo 40 ‘ mi mandò una sua foto mentre era difronte all’albergo. Capendo come Alberto potesse capitolare di lì a poco alle moine di quelle ragazze lo andai a recuperare, non nego mossa anche da uno spirito di gelosia che durante la cena era cresciuto, e sensazioni sopite da molto erano tornate prepotentemente alla carica.

Stava guidando piano come richiesto, la conversazione era un po' fredda, chiaramente l’averlo distolto da una situazione promettente lo aveva infastidito.

- Penso che mi debba far perdonare. Dissi allungando le mani all’altezza del suo pube.
- Eh si, penso proprio di aver ragione, senti come sei duro! Quelle ragazzine ti han proprio eccitato!
Nel frattempo col palmo ora con i polpastrelli toccavo per delinearne forma e dimensione.
- Non è merito loro! Ricetti di risposta dopo un po'.
- Non vorrai dirmi che sia merito mio. Gli sussurrai con la voce più sensuale che potessi, mentre le mani ormai si muovevano indipendentemente dalla mia volontà o forse eseguivano comandi del mio subconscio.
La zip fu aperta, il bottone sganciato al pari della cintura, non rispondevo di me stessa, succube di una volontà superiore, una lotta interiore che avevo miserabilmente perso. La parte più nascosta, che avevo represso con tutte le mie forze adesso reclamava a gran voce, il non goduto. Mi sentivo in fiamme, eccitata come non lo ero dai tempi in cui scopavo con suo zio in posti incredibili, lo desideravo.
Sentire dopo tanto tempo un cazzo come quello di mio nipote grosso, duro e caldo, a fatica tenuto con entrambe le mani mi provocò un brivido e un fuoco alla mia micia a dir poco travolgente.
- Oh mio dio è più grosso di quello di tuo zio, mi uscì d’un fiato, pulsò fra le mie dita nonostante cercassi di tenerlo fermo.
Iniziai a muovere le mani su quella maestosità che già dentro di me bramavo fra le mie cosce. Iniziò a gemere il respiro accelerato il cui movimento del torace sfregava posteriormente sul mio seno mi eccitava in modo paritetico.
- Zia! Urlò annunciandomi quanto fosse ormai vicino a capitolare. Rallentai i movimenti, poi gli intimai di girare in uno slargo sulla nostra sinistra, laggiù… fermati laggiù.
Una volta scesi lo feci poggiare al motorino, poi scesi e iniziai a succhiare quella meraviglia. Mi mise le mani sulla nuca come a volermi trattenere, certo non poteva sapere che quello fosse l’ultimo dei miei pensieri. Dopo solo pochi affondi sentii gli schizzi del suo caldo sperma invadermi la bocca.
Accompagnati da un sospiro liberatorio e complimenti mentre terminavo l’opera aspirando le ultime polluzioni.
- Sei stata fantastica zia… ma tu… tu non hai… - non ho goduto? – già!
Tesoro ne hai di cose da imparare… mi è piaciuto tantissimo ma non crederai che basti così poco ad una vecchia tardona come me per esser soddisfatta, e avvicinandomi al suo orecchio sussurrai il mio desiderio di un bis.
- Non credo di farcela. Oh tesoro mio … lascia fare a zia! Commentai prendendolo per mano inducendolo a seguirmi.
Una piccola strada sterrata andava verso il basso, tanto sconnessa da costringermi a togliermi le scarpe col tacco. Mi seguì in religioso silenzio non sapendo dove stessimo andando.
La spiaggia di ciottoli era illuminata dal residuo dell’ultimo spicchio di luna, conferendo all’ambiente un’atmosfera sinistra quanto seducente.
Sentivo la presenza di mio nipote a pochi passi dietro di me.
Portai le mani al collo slacciai l’abito e lasciai che lo stesso cadesse ai miei piedi, non mi voltai, avanzai di un passo, le mani corsero al gancio del reggiseno, con fare sensuale lo sfilai facendolo cadere, un altro passo e tolsi lo striminzito tanga che indossavo.
Sapevo che Alberto si fosse gustato la scena a bocca aperta, prima di proseguire per il mare, raccolsi i capelli in alto.
- Pronto per il bis?, chiesi senza voltarmi certa che lo spettacolo offerto avesse raggiunto lo scopo.
Non feci in tempo a raggiungere una zona abbastanza fonda che già mi stava abbracciando da dietro obbligandomi a girarmi, i nostri volti a pochi centimetri l’uno dall’altro non ressero al desiderio e le bocche si unirono in un passionale bacio.
Il bacio divenne quasi famelico, mentre le mani adesso esploravano ogni centimetro del mio corpo mentre sotto il suo cazzo era pronto all’uso.
Pian piano tornammo verso riva, mi sdraiai con l’acqua che saliva fino a bagnarmi le spalle, poggiando sui gomiti lo osservai, divaricai le gambe, il miglior invito, un permesso esplicito che colse al volo, con irruenza giovanile si sdraiò sopra di me e fu dentro di me.
Dovetti raccomandarmi di far piano, non ero più abituata a ricevere un cazzo da troppi anni, mi sembrò di perdere la verginità una seconda volta, non lo nego fu bellissimo. Ogni affondo mi toglieva quasi il respiro ma il desiderio mi fece richiedere spinte sempre più veloci e profonde che mi stavano provocando un piacere sublime, ero fuori controllo.
Essendosi svuotato poco prima riuscì a farmi raggiungere due orgasmi prima che fosse pronto ad inondarmi di nuovo del suo seme. Lo avrei voluto dentro di me, ma vuoi per prudenza vuoi per un movimento errato uscì proprio mentre schizzò il suo piacere. Dovetti tornare ad immergermi per levarmi il suo sperma che aveva raggiunto il mio petto.
Ci sdraiammo e ci raccontammo come mai prima, senza filtri, senza pensieri, solo per la voglia di renderci partecipi l’uno dell’altro. Sembravamo due giovani innamorati. Erano passate quasi tre ore, i nostri corpi grazie al vento caldo si erano asciugati, ci rivestimmo e tronammo in albergo.
Il giorno dopo a colazione informai della nomina di Alberto e le clausole per accettare, il suo sguardo era profondo e complice e non sfuggì a sua madre, mi stava facendo piedino mentre firmava il contratto.

Sapevamo entrambi che quella notte sulla spiaggia era stata la prima e non sarebbe stata l’ultima.
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